Fashion Copywriting: migliorare le descrizioni di prodotto per vendere di più

I negozi online, o gli e-stores come dicono gli addetti del settore, stanno diventando sempre più importanti. Lavorano spesso a fianco del punto vendita fisico, offrono molto di più in termini di disponibilità e taglie, e sono un’ottima opportunità di business. Necessitano di alcuni investimenti iniziali e di contenuti costantemente aggiornati, ma sono estremamente profittevoli. Tuttavia soffrono di una strutturale difficoltà – quella della lontananza dal cliente – che li rende freddi e spesso troppo basati su calcoli quantitativi piuttosto che su capacità e caratteristiche qualitative. Descrizioni di prodotto coinvolgenti e ben scritte permettono di massimizzare le propensioni all’acquisto da parte dei visitatori, ottenendo quindi il nostro goal, vendere di più. Ecco allora alcuni tips utili a migliorare le descrizioni prodotto ed attirare il vostro consumatore a cliccare sul pulsante “Aggiungi al carrello”!

Sorprendi, stupisci, emoziona.

Online il cliente è solo, non ha amici o commessi che lo supportano e lo consigliano, che lo aiutano nella fase della scelta e dell’acquisto. Manca il fattore umano. Ciò che un buon testo deve fare è immedesimarsi nel consumatore ideale, entrare nel suo punto di vista e fornirgli quel supporto emotivo, caldo, personale, che uno schermo di computer non può trasmettere. L’esperienza dello shopping è piacevole in negozio, dobbiamo cercare di rendere altrettanto positivo un acquisto in solitaria online. Quindi cercare di costruire quella connessione tra brand e cliente, trasmettendo valori, sogni, promesse. Anche un testo di prodotto può trasmettere il sapore di un mondo appealing e desiderabile.

Rivolgersi al consumatore ideale

Scrivere in modo neutrale, per piacere a tutti, risulta freddo e alla fine poco efficace. Bisogna rivolgersi direttamente al nostro consumatore, lui o lei che sia, parlandogli come se ci si stesse guardando negli occhi. Dall’altra parte della tastiera lui o lei si sentiranno coinvolti direttamente, e reagiranno di conseguenza. Proprio come se fosse fisicamente davanti a voi.

Usare titoli semplici e concisi

I titoli devono essere sintetici e precisi, devono dire con poche e semplici parole che cosa si sta vendendo. Meglio quindi utilizzare termini basici, comprensibili, non gergali per quanto possibile. Non chiamate il prodotto con un nome personalizzato, che solo voi potete comprendere. Ovviamente poi nella descrizione andrà utilizzato il linguaggio corretto della moda.

Allure e benefit per attirare l’attenzione, non specifiche tecniche

Certo le caratteristiche tecniche sono fondamentali e non possono mancare nella descrizione, ma il nostro sforzo dovrà focalizzarsi nella direzione di attirare l’attenzione del vostro potenziale buyer. Quali sono i contenuti intrinseci del prodotto? Come mi farà sentire? Come mi starà addosso? E’ quello che cerco per completare il mio look? Comunicare l’allure e una proiezione di sé invita il potenziale consumatore ad avvicinarsi all’acquisto.

Lasciate a loro la scelta

Quando un commesso esalta le caratteristiche di un prodotto di “eccellente qualità” la vostra reazione naturale sarà quella di pensare “ok, sta cercando di vendermi qualcosa”. Non dobbiamo sottovalutare le capacità di valutazione del nostro consumatore, meglio utilizzare perifrasi e lessico che permettano a lui stesso di giudicare ciò che sta guardando. Le immagini ed il testo dovranno essere ben strutturati per offrirgli tutte le informazioni, senza lodi inutili.

Personalità e tono di voce

Il tono di voce trasmette la personalità del tuo brand. Possiamo risultare sexy, spregiudicati oppure rigorosi, severi. O ancora classy, giovani, contemporanei, divertenti o impassibili, seriosi o leggeri. Se vogliamo risultare divertenti, il nostro linguaggio dovrà essere leggero ed umoristico. Le immagini ed il testo dovranno chiaramente comunicare questo messaggio. La personalità del brand deve compenetrare tutti i contenuti, e quindi tutte le descrizioni di prodotto.

Evitare tecnicismi

Nel descrivere un capo dobbiamo includere le caratteristiche tecniche fondamentali, come il fit, i materiali, le finiture. Senza però eccedere in tecnicismi. Chi ci legge non necessariamente ha una cultura nel fashion come possiamo averla noi, né è interessato ad averla. La fruizione del testo in questo caso è piuttosto rapido, meglio essere chiari e semplici per evitare una lettura “effetto scan” che toglierebbe interesse e appealing al nostro prodotto.

Le specifiche tecniche sono una parte importante della vostra pagina. Non solo supportano il consumatore nel crearsi un’idea dettagliata di ciò che sta per acquistare, ma lo aiutano anche nella ricerca di quello specifico prodotto.

Mantenere lunghezze di testo coerenti

Per garantire una user experience piacevole e funzionale, è bene mantenere una lunghezza dei testi coerente tra un prodotto ed un altro. Da evitare testi troppo corti se altri prodotti l’hanno corposa e viceversa. La sensazione potrebbe essere quella di una mancanza di informazione o di scarsa attenzione per quel capo.

Aggettivi e immaginazione

Gli aggettivi possono essere utilizzati per creare perifrasi suggestive e piacevoli. Il vostro consumatore non può toccare il prodotto, ma il testo descrittivo può aiutarlo ad immaginarlo, sentirlo, proiettarsi in esso. Come mi starà addosso? Sarà morbido e caldo? Che tipo di fit potrà avere? Una descrizione ricca in aggettivi (con moderazione!) lo immergerà completamente in un mondo – touch and feel – che lo spingerà verso il desiderio di acquisto.

Fashion words: un linguaggio dedicato

Il mondo della moda ha un linguaggio tutto suo. Padroneggiarlo e giocare con la creatività è il valore del fashion copywriter, la sua professionalità. Solide basi professionali permettono di conoscere terminologie specifiche, lessico emozionale e perifrasi di tendenza. Una costante lettura dei magazine, la visione delle sfilate e delle collezioni, il quotidiano esercizio e relativa ricerca permettono risultati eccellenti.

Le 4 C

Per una valutazione veloce di un testo di prodotto, si può applicare la regola delle 4 C:

  • Clear: il testo risulta nel suo complesso di facile lettura? Comunica la vera essenza del prodotto? E’ facile da leggere?
  • Captivating: il vostro consumatore sarà attratto dal testo, o lo scorrerà velocemente? E’ piacevole e coinvolgente? E’ emotivo ed appealing?
  • Concise: Troppo lungo, troppo corto? Le parole sono usate con parsimonia o al contrario abbondiamo in termini che poco aggiungono a ciò che si è detto?
  • Complete: Il testo sta completando l’immagine di prodotto? E’ in grado di comunicare ciò che dalle fotografie non si riesce a comprendere?

Questi sono solo alcuni suggerimenti per capire come un fashion copy affronta una collezione da descrivere. La lista è lunga e certamente incompleta, mi farebbe piacere se voleste unirvi ed aiutarmi con spunti o idee nuove. Come è la vostra esperienza da consumatori? Cosa vi piacerebbe trovare in una descrizione?

 

green fashion

Moda sostenibile e business. Qualcosa sta cambiando.

La moda è tossica, quasi quanto il petrolio. Ma il trend sta cambiando.

La nuova stagione ed il rientro a pieno ritmo nei fitti calendari della moda sono stati accompagnati da una positiva cascata di notizie, tutte relative alla sostenibilità, ai nuovi materiali, all’interesse in generale per il lato green del business.  Certo c’è una attenzione mediatica e non solo su questi argomenti:  sempre più brand si orientano verso ideali etici venendo incontro ad una platea di consumatori sempri più ampia e sensibile. L’ethical fashion è un trend in piena crescita.

Primus inter pares Stella McCartney, da tempo paladina di una moda consapevole e no cruelty, che ha lanciato un modello vegano dell’iconica Stan Smith di Adidas. Realizzata senza utilizzare pellame e quindi adatta a scelte vegane e vegetariane. Trendissima dentro e fuori!

 

sostenibile adidas stella

Proprio nei prossimi giorni a Milano la Camera Nazionale della Moda Italiana organizzerà i Green Carpet Fashion Awards, una kermesse promossa di Livia Firth in cui verranno celebrati i traguardi raggiunti in materia di moda sostenibile. Una scelta importante ed una direzione fondamentale da parte del principale riferimento italiano per la moda. La premiazione avverà in piena settimana della moda, il 23 settembre al Teatro alla Scala.

 

gcfa sostenibile

 

Per restare in tema di premiazioni, anche la H&M Foundation, organizzazione no profit, ha lanciato la quarta edizione del Global Change Award, il concorso annuale dedicato alle innovazioni. Iniziata nel 2015, questa attività ha ricevuto oltre 8.000 candidature da 151 diversi paesi, affermandosi come la competizione di riferimento per il rinnovamento circolare, oltre ad aggiudicarsi la fama di “Premio Nobel della moda”. In palio finanziamenti e percorsi formativi per chi dimostrerà di avere idee innovative per una moda sostenibile.

“This year we keep an extra eye on digital innovations which can make significant impact on efficiency, planning and resource use – all the way from making raw material to a garment’s end of life. Digitalization has the potential to disrupt at the root, reinvent how things are done and help producers, sellers and customers to become circular” Erik Bang, Innovation Lead, H&M Foundation

alghe sostenibili

Addio alla plastica e alla pelle per gli accessori? Da oggi si può.

Sul fronte della ricerca scientifica ci sono diverse novità: l’innovazione arriva da un brand italiano che ha realizzato un prodotto totalmente vegetale, composto da cellulosa tessuta e spalmata che riproduce la resistenza del tessuto classico e l’aspetto dei migliori materiali in uso. Si chiamerà Nuo Leaf e sarà adatto a realizzare abbigliamento outdoor, borse, calzature e prodotti di design. L’assenza di parti animali e di sostanze da idrocarburi lo rendono completamente biodegradabile. Il debutto? A Mipel dal 16 al 19 settembre, con il brand Ood.

Bio-on, azienda del settore della bioplastica di alta qualità, ha presentato una nuova business unit  denominata “Fashion Development Material” specializzata nello sviluppo di nuovi materiali ad alta tecnologia destinati all’industria della moda e del lusso.

“La ricerca di materiali innovativi ed ecosostenibili, che rispettano l’ambiente e le persone, è ormai una priorità anche nel settore del lusso e della moda e oggi la creatività dei migliori designer si esprime anche attraverso la scelta di materiali naturali e biodegradabili” Marco Astorri, Presidente e CEO di Bio-on

Ridurre l’inquinamento provocato dalle fibre sintetiche è l’idea fondante. Bio-on, partendo dalla bioplastica PHAs, sta sviluppando soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale.

 

moda sostenibile

 

artigianlità moda

Artigianalità, creatività. Ciò che la tecnologia non potrà soppiantare.

Artigianalità, creatività. Intelligenza. Quella vera, non artificiale.

In questi giorni leggo online ma anche su riviste di una certa importanza, tanti ed approfonditi articoli sul futuro dell’intelligenza artificiale. Cosa ci aspetta, come saranno le nostre vite tra pochi anni, cosa non faremo più, cosa sarà delegato a belli e lustri ‘bot’ – cioé robot per chi come me non è pratico della terminologia.

Ci prospettano sex bot, belli, similumani, dalle caratteristiche evolutissime, che pare siano la prossima frontiera della nostra fantasia erotica. Boh.

Bot che cucineranno per noi, con la maestria di sapienti chef e la creatività delle ricette della nonna. Movimenti regolati da algoritmi e copiati, rubati, da mani sapienti, per ricreare piatti sopraffini. Non so perchè ma ho la sensazione che non faranno mai le lasagne come quelle della mia nonna, quella originale, che per 85 anni ha mescolato ragù, stirato pasta, girato besciamella. Con la maestria imparata da immemori generazioni addietro.

Bot che lavorano per noi (e sia, questi mi paiono i più utili!) che svolgono mansioni pesanti, obsolete, pericolose. Bot che costeranno meno della manodopera umana e non avranno tutti quei fastidi quali malattie, assenze, errori, stanchezze, maternità, antipatie e difficoltà relazionali che tanto fanno storcere il naso agli imprenditori.

 

Dal canale Youtube di Chanel, un appassionante video sul making of di una giacca haute couture.

Anche nel campo della moda l’intelligenza artificiale ha fatto capolino.

Ne è un esempio Sew-bo, creatrice di un braccio meccanico in grado di produrre capi di abbigliamento con un tasso di automatizzazione elevatissimo. Sono spaventata, anche un po’ atterrita. Ma tutto quello che ho visto e respirato in anni aziendali, nelle rapide e semi vietate passeggiate tra i reparti produttivi, non esisterà più? Quella capacità, meravigliosa artigianalità, propria di tante, tantissime donne e uomini che fine farà? Dove troveremo ancora quella capacità così vicina all’arte di creare abiti e non solo, dal fascino intramontabile?

Negli ultimi anni le maison, le case di moda con haute couture, hanno cercato di evidenziare questa abilità a lungo celata delle sarte, delle première, degli operatori, dei product manager, creando interessanti video in cui il barlume dell’artigianalità e della fatica e delle ore di lavoro di altissima qualità vengono esaltate.

Non posso e non voglio dimenticare che la moda è un concentrato di creatività e capacità manuali.

Non posso e non voglio dimenticare che nessuna intelligenza artificiale sarà mai in grado di soppiantare la fantasia e la flessibilità umana.

Non posso credere infine che nessuno stilista affidi a mani meccaniche la realizzazione delle sue fantasie.

Dal canale Youtube di Jimmy Choo il making of di un sandalo tra Londra e la riviera Berica.

pitt engagement

Contenuti interessanti, engagement e social copywriting.

I lettori vanno coinvolti: come creare engagement e sfruttare al meglio il social copywriting.

Creare contenuti pertinenti e rilevanti sui social è divenuto oggi uno sforzo importante per qualsiasi impresa.
I social media manager sanno che la parte da leone la può fare il visual storytelling, e spesso si concentrano su questo aspetto. I video e le immagini sono i contenuti più visitati, grazie alla loro facile fruizione – le informazioni visive vengono elaborate fino a 60.000 volte più velocemente!

Ma un buon utilizzo della scrittura online è un elemento imprescindibile per qualsiasi strategia social, considerando anche le peculiarità dei diversi canali e i differenti pubblici coinvolti. In un ambiente complesso come quello dei social, basato sulla velocità ed immediatezza del messaggio, saper utilizzare le parole corrette diventa prioritario. E’ attraverso le parole che si possono veicolare messaggi diversi, come aumentare le visite al sito o al blog o generare azioni di inbound marketing.

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Il social media manager conosce bene le teorie esoprattutto cerca di creare engagement. Ma cos’è esattamente? E perchè è così importante?

La traduzione letterale dall’inglese non rende giustizia del significato ampio e composito di questo termine: nell’ambito del marketing si parla di coinvolgimento, ovvero di quanto si riesce ad attirare non solo l’attenzione del proprio target ma a spingerlo ad agire, in prima persona, in attività quali commenti, visualizzazioni, risposte, dibattiti, ed infine acquisti. Insomma serve a creare una interazione utile su qualsiasi canale social.

Per sviluppare engagement bisogna sfruttare al meglio la caratteristica ‘social’ dei propri canali, avvicinando il proprio consumatore fino al punto da creare un contatto diretto. Le teorie suggeriscono come prima azione di creare un calendario editoriale che possa avvicinare il proprio consumatore ed offrirgli servizi e prodotti che siano altamente interessanti. Ma per generare engagement vero, serve trasformare in agorà i propri social, in luogo di discussione aperto, dove l’umano prescinde e sovrasta, dove il contatto diretto non è percepito come finalizzato ma come condivisione e supporto.

Ecco che attraverso un buon utilizzo del social copywriting si possono sfruttare al meglio le caratteristiche del mezzo, per generare un contatto che diventi non solo interessante ma anche utile.

Identifica il target e sfrutta le sue caratteristiche

Creare testi mirati al proprio target è la regola d’oro. Solo identificando il nostro buyer persona possiamo creare testi in grado di soddisfare le richieste e le aspettative dei lettori. Cerchiamo per prima cosa di capire qual è il target esatto al nostro prodotto o servizio, cosa sta cercando su internet e offriamogli risposte e supporti, spunti, suggerimenti.

Con una corretta scrittura, con il giusto tono di voce, possiamo trovare un punto di contatto con il nostro potenziale cliente, che si avvicinerà a noi attratto dalla soluzione ai suoi problemi o dubbi che gli stiamo offrendo. La scelta dello stile di scrittura o del tono di voce è fondamentale in qualsiasi tipo di comunicazione, soprattutto se vogliamo creare engagement.

engagement social

 

Coinvolgi il tuo utente e spingilo a generare contenuti

Una buona strategia di engagement prevede anche l’utilizzo di tattiche specifiche ad ottenere user generated content, cioè contenuti generati direttamente dagli utenti. Ad esempio chiedere di postare immagini scattate mentre si utilizza proprio prodotto, o chiedere una recensione. I social sono un mezzo che gioca potentemente con il desiderio di protagonismo degli utenti e sfruttando questa caratteristica si possono indurre azioni facili e veloci che generano engagement.

Ovviamente ogni social ha le sue caratteristiche e vanno sfruttate al meglio: utilizzando immagini su Instagram, hastag su Twitter, copertine o post su Facebook. Deve diventare un gioco divertente in cui in palio c’è la visibilità personale.

CTA ovvero call to action

Ogni buon social media manager sa che i messaggi sui social devono contentere delle call to action – ovvero degli inviti ad agire. Può essere soltanto un commento, una opinione, un gioco, insomma una azione fisica che il consumatore è invitato a fare. Crea engagemente e non impegna!

calal to action engagement

Il social copywriting è una tecnica complessa ed altamente specialistica, che genera testi in grado di spingere le persone verso i tuoi obiettivi strategici. Senza risultare forzato od innaturale, sfruttando alcune leve – ne abbiamo visto solo alcune brevemente- e l’abilità di creare testi semplici ed immediati, che arrivino al cuore del proprio consumatore.

 

parole shoes

Vocabolario Couture. Le parole della moda.

Scrivere per la moda è una attività che personalmente trovo piacevole, quasi ludica. Alle mie spalle ci sono anni di ascolto e formazione direttamente negli uffici prodotto, dentro i meandri della creazione e dello sviluppo, nelle pieghe misteriose del merchandising di prodotto. Ci sono letture di volumi di estetica e storia della moda, così come di infinite pagine di riviste e giornali di settore. A scovare terminologia e stile, estetica della parola, effimero e meraviglioso piacere nel sentir soffiare significati che evocano emozioni, bellezza, femminilità, arte. Le parole come mezzo di conoscenza.

Creare testi che rispecchino tutto questo, magari in poche, pochissime parole, non è semplice. L’arte del copywriter è quella di saper parlare al cuore, creare messaggi empatici, diretti. Per la moda ed il lusso si tratta di far sognare, trasmettere emozione, far vivere per un momento il proprio interlocutore in un modo magico.

Le persone non dimenticano come gli altri le hanno fatte sentire. Bill Bernach

L’innamoramento per questo mondo non è stato subitaneo. E’ iniziato in sordina, lentamente, aggirando la mia crudezza di ragazza fino ad affascinare e carpire il mio cuore di donna. Con parole dolci, ricami arditi, forme sognanti. Ho avuto il piacere e la fortuna di vedere e di toccare capi di alta moda, più simili ad opere d’arte che abiti. E lo stupore e la meraviglia di tutto quel lavoro manuale ispira sempre più rispetto, grande ammirazione, fascino infinito.

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Alla fascinazione estatica per quello che può essere definito un mondo di immagini e parole, si deve però affiancare una preparazione tecnica, rigorosa, faticosa, incredibilmente amplia. Termini, concetti, strategie, dettagli, lavaggi, trattamenti, tagli, forme. Parole che descrivono con precisione. Cosa differenzia una manica a palloncino da una a petalo? E un cargo pant da un harem? Ogni settore – sport, maschile, femminile – ha le sue caratteristiche. Senza tralasciare gli accessori e soprattutto le calzature, un altro mondo in cui perdersi con passione ed occhi incantanti. Servono parole, per descrivere ciò che risulta da un lunghissimo e spesso silenzioso percorso. Servono parole per raccontare l’impegno, l’ispirazione, il lavoro che si cela dietro ogni pezzo. E’ un lavoro di storytelling in miniatura, cesellato, creato con amore infinito.

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Vorrei condividere infine questo video di Chanel perchè riesce a rendere limpido il messaggio rivoluzionario di una donna/business che è riuscita nel tempo a creare icone estetiche e linguistiche che hanno attraversato i decenni. E che tutti noi utilizziamo quotidianamente, senza neppure renderci conto di dove e come sono nati.

 

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Le incertezze del freelance. Piccola storia -non solo- personale.

Le incertezze del freelance, ovvero come vivere indecisi e non sapere mai chi si è e cosa si deve fare.

Quando un essere umano decide di non voler più sottostare a regole imposte e programmi rigidi, di non voler più seguire progetti che non lo interessano e a cui non tiene, di non sopportare più il non sentirsi riconosciuto, apprezzato, sfruttato per il meglio che può dare e non perchè è un numero operativo, ecco allora decide di fare il grande salto.

A me è capitato tutto insieme: insoddisfazione, difficoltà, maternità, lontananza dal posto di lavoro. E la decisione di intraprendere una nuova professione – che era solo un hobby, un piccolo passatempo piacevole ed economicamente soddisfacente – entra nell’occhio di bue dello spettacolo e ne diventa protagonista.

freelance night work

Si fa presto a dire freelance.

Decidi di aprire una partita iva, fai conti per giorni e giorni per capire quanto devi guadagnare per guadagnare davvero escluse tasse e contributi, cerchi commercialista, parli parli parli e scopri mille clausole che non avevi considerato.
Ci dormi su ancora un pochino e poi ancora, ti svegli deciso. Sì, farò il freelance, è questo che desidero, è così che voglio vivere. E allora avanti con le scartoffie e gli uffici e la pazienza che mina la sicurezza.

Il primo cliente è lì, dietro l’angolo, si guadagna poco ma serve a fare da volano alle giornate, alla motivazione, alla piacevolezza di aprire il pc il mattino e dedicarsi al personal branding con passione e dedizione. Per far si che i vuoti diventino pieni, per sentire il cervello girare a ritmo intenso e piacevole. Essere utili non solo a se stessi. Fa bene alla pelle, lo sapevate? Toglie occhiaie e rughe, che nel frattempo crescono senza controllo.

E domani?

Domani è un altro giorno. Già. Ma un altro giorno senza sicurezze, prospettive, guadagni. Serve determinazione, costanza, pazienza. Disciplina mentale oltre che fisica per sedersi più o meno alla stessa ora, tutte le mattine, davanti al pc e cominciare la giornata professionale senza perdersi in elucubrazioni troppo scontate. Mail, contatti, social, rispondi prepara, concentrati e studia. Stila la tua strategia, ricordati di seguirla ed implementarla. Devi scrivere chi sei e non perdere il ritratto mentale, il tuo faro, la tua guida.

Essere freelance non è una passeggiata. Implica gestire incertezze come il tuo pane quotidiano, l’eleasticità diverrà il tuo mantra. L’affanno va ridotto – yoga a manetta! – ad un esame ed una autocritica (compagni, a me!) potente, tutti i giorni. Stai sbagliando? Hai verificato i testi? Hai scritto il post giusto? Posti all’orario corretto? Interessa ciò che scrivi? Hai verificato bene i testi (non è mai abbastanza)? Sono troppo lunghi, poco chiari? Hai lavorato di networking? Hai considerato una via alternativa per farti conoscere? Ci sono opportunità che non hai colto?

Vai e stai sereno, freelance. Il mondo è ai tuoi piedi. Serve impegno, ma ce la farai.

freelance girl

 

linkedin b2b

Miniguida: come creare contenuti per Linkedin

Come creare contenuti interessanti ed attirare i tuoi prospect su Linkedin.

L’utilizzo dei social prevede una strategia di marketing adeguata. Se anche tu, come me, hai capito che per il tuo lavoro i social servono a poco, tranne Linkedin, allora questo è il post per te.

Perchè Linkedin?

Il primo passo di una corretta strategia è creare delle ‘buyer personas‘. Nel mio caso, ma sono in buona compagnia, il mio target non è un consumatore qualunque, ma è un consumatore business. Quindi devo operare nel B2B. Offro servizi alle aziende, come per altro 550 milioni di professionisti iscritti a Linkedin nel mondo! E’ fondamentale capire come utilizzare Linkedin per fare lead generation, cioè social selling e trovare così nuovi clienti o potenziali tali.

“Fare networking non significa fare fredde telefonate a degli sconosciuti. In realtà chi ti può aiutare veramente sono le persone che già hanno una forte fiducia in te e che sanno che sei un lavoratore intelligente e appassionato.” Reid Hoffman

Iniziamo dal profilo.

Per fare content marketing su Linkedin dobbiamo avere la camicia pulita, cioè il nostro profilo in ordine. Già fatto? Foto chiara e professionale ma con personalità, descrizione reale e vissuta delle proprie esperienze, evitando di copiare più o meno i contenuti del curriculum e le frasi fatte. Cercate di renderlo completo, chiaro, con un tono di voce che descriva chi siete veramente, come affrontate la professione, trasmettendo la passione per ciò che fate – e quindi offrite. Chi ci trova deve poter capire che sei tu il professionista giusto che risolverà i suoi problemi.
Una volta che hai studiato un minimo il funzionamento di LinkedIn e che hai dato una sistemata al tuo profilo, puoi cominciare a fare content marketing sulla piattaforma. Già, ma come? Ecco la mia miniguida.

Metti in mostra la tua personalità.

Su LinkedIn le pagine aziendali non funzionano molto bene, così come i gruppi. A funzionare bene sono invece i profili personali. Perché? Anche se ci troviamo sulla piattaforma professionale numero uno al mondo, i professionisti che usano LinkedIn sono prima di tutto persone. E vogliono relazionarsi con altre persone. Quindi spontaneità! Presentati come sei, pregi e difetti, niente frasi fatte, niente toni da cattedratico. Vince l’empatia, il cuore, la passione. Mostrati essere umano, fai vedere che sei nel quotidiano. Piace il professionista genuino che sa relazionarsi con le persone. Tu lo sei, mostralo.

 

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Utilizza immagini interessanti ed esteticamente belle.

Non solo per la cover ed il profilo, ma soprattutto per i contenuti dei post. La scelta delle immagini su tutti i social è cruciale, attirano l’attenzione, coinvolgono. Anche i post di testo, dove vuoi raccontare qualcosa di più della tua attività, possono essere corredati da immagini.

Valori e professionalità

I contenuti possono essere originali, creati da te, o semplicemente condivisi (tattica del content curation). In entrambi i casi il contenuto che proponi deve essere pertinente, interessante, utile. I valori che offri o che mostri o che condividi servono a farti percepire come esperto, come ‘produttore di valore’. Ed attira maggiore attenzione.

Continuità.

La autorevolezza che può arrivarti dal marketing dei contenuti si ottiene solo con costanza e continuità. La impennata improvvisa non rende concreti i risultati, ma ‘gutta cavat lapidem‘. Non solo sui social. Quindi prepara un piano editoriale, una strategia, un calendario o ciò che preferisci, ma preparati a pubblicare non necessariamente tutti i giorni ma sicuramente con continuità. La credibilità si costruisce nel tempo, e saranno necessari mesi e forse anni per farsi considerare un professionista esperto – quindi più interessante rispetto ad altri. Concordo che è molto faticoso, ma è l’unico modo per ottenere attenzione e soprattutto per farsi contattare.

linkedin network

Sii sincero, non temere di esprimere le tue idee.

Il dubbio è in ognuno di noi: e se quello che scrivo non interessa a nessuno? Se è banale, inutile? Se ciò che affermo non trova condivisione ma anzi indifferenza? La soluzione è essere sinceri e … provare! Se davvero sei il professionista che sai di essere, non hai da temere la concorrenza o il giudizio. Siamo tutti diversi, siamo tanti sulla rete, il business è grande quanto il mercato. Presentati senza timori.

Genera network, dialoga con altri utenti.

La comunicazione più efficace ed interessante è quella che coinvolge più individui. Serve il confronto, lo scambio di idee, il commento. Si portano valori, si partecipa. Si è attivi e disponibili. Cerca un contatto con gli utenti che ti leggono ma anche con quelli che segui. Devi crearti una rete, inizia dai piccoli passi, commenta e segnala, le relazioni che crei sono ponti per il futuro.

Racconta.

Ultimamente sto scoprendo tantissimi commenti sui post di solo testo. Storytelling puro. E pare che abbiano un grandissimo successo, che portino a risultati eccellenti. E che i riscontri più interessanti arrivino da quei post in cui si raccontano le proprie esperienze, la propia attività. Insomma quando ci si mette in prima persona. Allora raccontati, senza timori, racconta ciò che fai, ciò che ti accade. Sarà senz’altro più interessante che fredde guide su come utilizzare Linkedin …

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Cosa leggere nel 2018. I titoli indispensabili per i copywriter – e non solo.

Leggere. Di più, meglio, non solo al computer o a tempo perso, non solo blog di guru della comunicazione. Non solo di sera, già sotto il piumone, a sottolineare manuali e cercare di focalizzare concetti che il sonno cancellerà presto.

Dedicare più tempo alla lettura è un investimento per ogni copywriter. E’ formazione. E’ cultura, cibo per l’anima e per la mente. E’ ingrediente segreto per ogni creazione ed articolo a venire. La polverina magica di Trilli. Indispensabile per prendere il volo.

Ma cosa leggere?

Ho una piccola lista di grandi classici che ancora mancano alla mia libreria. Alcuni ci sono già fisicamente ma non sono ancora stati affrontati e li ho lì, sulla rampa di lancio verso la mia scrivania – o il mio comodino, più spesso. Ma qui vorrei fare un elenco di testi da leggere, utili a chi fa comunicazione e nello specifico a chi vuole prepararsi alla professione di copywriter o meglio web writer. Nelle mie ricerche ho trovato un sacco di titoli,  tutti interessanti. Gli argomenti sono soprattutto inerenti al mestiere di copywriter, content marketer, scrittura professionale, SEO,  comunicazione sui social e quindi su web.

Per dare un senso alla lista mi sono limitata a 10 punti, un numero medio che permette di essere ragionevole e di non scoraggiare chi desidera affrontare l’argomento. L’ordine non rispetta l’importanza dei testi, che ovviamente varierà a seconda di chi legge.

1. Il copywriter, mestiere d’arte di Emanuele Pirella

Cominciamo dal copywriting classico, da un classico della letteratura di comunicazione. Uno dei più grandi creativi italiani ci racconta tutti i suoi segreti e spiega le regole della comunicazione nella pubblicità. Appassionante, istruttivo, piacevole ed utile.

pirella letture

2. #Digital Copywriter di Diego Fontana

Dalla scrivania di Diego Fontana un libro utilissimo e piacevole sull’evoluzione del copywriting, con piccola prefazione storica e tanti suggerimenti e tool per adattare la propria scrittura alle necessità del web. Esempi e pratiche incluse.fontana letture

3. La parola immaginata di Annamaria Testa

Un grande classico da una grande maestra della comunicazione. Tutti gli aspetti teorici e pratici del mestiere del copywriter esposti con garbo, maestria, scrittura vivace ed appassionante. L’ho letto per la prima volta quasi 18 anni fa, oggi la nuova edizione è meravigliosamente aggiornata e riporta tutte le regole ed i meccanismi necessari per creare campagne efficaci.

testa letture

4. Guida all’uso delle parole di Tullio de Mauro.

Parlare e scrivere semplice per farsi capire. Per diventare copywriter serve padroneggiare la lingua italiana con attenzione e garbo. De Mauro spiega come farsi comprendere facilmente pur scrivendo di concetti difficili. Piacevole alla lettura, un classico ripubblicato da poco.

de mauro letture

 

5. Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada.

Una grande professionista della scrittura ci regala una visione di insieme della professione oggi, degli strumenti disponibili, indicazioni e suggerimenti pratici da applicare facilmente. Nello stile semplice e colloquiale che contraddistingue il suo lavoro, Luisa Carrada fornisce uno strumento utilissimo e professionale. Non inserisco ma cito anche gli altri suoi titoli, in primis Guida di stile e Scrivere un’email.

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6. Le nuove regole del marketing e delle PR di David Meerman Scott.

Un classico del business completamente aggiornato e rivisto. Strategie semplici, informazioni e tecniche pratiche con moltissimi esempi, dall’inbound marketing al content marketing, considerando l’uso dei social più aggiornati. Una guida pratica utile e funzionale. Facile anche da leggere.

 

scott letture

7. SEO Power. Strategie e strumenti per essere visibili sui motori di ricerca di Giorgio Taverniti.

Non si può scrivere oggi senza sapere cos’è la SEO e quali sono le sue regole. Giorgio Taverniti tratta il tema con puntualità ed approfondimento, affrontando tutti i principali argomenti del come attrarre link ed attenzione. Non manca un robusto approfondimento sui Video e YouTube con la descrizione di tecniche poco conosciute, la promozione delle Applicazioni mobile e un modo nuovo di vedere la SERP di Google tra Entità, Personalizzazione, Categorizzazione, Freschezza dei contenuti, Universal Search.

taverniti letture

 

8. Fai di te stesso un brand di Riccardo Scandellari.

Sembra fuori tema ma non lo è. Ritengo questo testo una pietra miliare per chi deve creare una identità online, personale o aziendale, per migliorare e conquistare visibilità. Qui Skande piega le potenzialità dei maggiori social network, come ottenere il massimo da essi e come sfruttarli per il proprio business. Personal branding e web reputation sono oggi fondamentali, come questo testo.

scandellari letture

 

9. In search of excellence di Tom Peters e Robert H. Waterman.

Da tempo bibbia dei manager, continua ad influenzare i pensieri e le strategie delle principali aziende. In questo libro sono state identificate le 8 caratteristiche dell’eccellenza, 8 principi manageriali esposti in altrettanti capitoli, nei quali si affrontano valori che da sempre segnano la differenza tra aziende vincenti e non. Un pilastro, in inglese purtroppo.

excellence letture

 

10. Nell’incertezza dell’ultimo titolo ve ne do molti.

E nello specifico segnalo i softsell, cioè quelle pubblicazioni non rilegate che sono però la bibbia dei comunicatori e quindi anche dei copywriter. Adweek, sia online per praticità che la versione cartacea. Per tenersi aggiornati e belli pimpanti sulle principali campagne e sulle tendenze della comunicazione. Prima Comunicazione, anche qui online o stampata, per le breaking news italiane del settore. ADCE, Art Directors Club Europe, con i prize annuali e le migliori campagne per categoria. MySocialWeb, di Riccardo Esposito, il mio guru preferito della comunicazione scritta online, cioè del web copywriting. 4writing, altro sito e blog estremamente interessante sulla scrittura online, così come Pennamontata, ormai pilastro del copywriting italiano. Chiudo con l’inglese Copyblogger, interessante, facile da leggere e soprattutto ricchissimo di spunti e suggerimenti.

Ora mi fermo altrimenti non finisco più. Ma ho il computer pieno di link, spesso senza il tempo di guardarli tutti. Mi sono dimenticata di Bruno Munari. Pazienza, ci scriverò qualcosa nel prossimo articolo.

Ora voglio sapere cosa vi piace di più, se la mia lista è apprezzata o vi pare monca, se c’è qualcosa da sostituire. Tutto è necessario, nulla è necessario.
Vi aspetto anche sulla pagina Facebook!

 

propositi 2018

I buoni propositi del copywriter.

Non mi sento certo originale, ma all’inizio del nuovo anno viene spontaneo parlare di buoni propositi. Stilare una lista delle cose da fare, quelle da non dimenticare, i progetti da realizzare senza indugio nè pigrizia. Per non lasciare al caso nè alla inventiva del momento, per pianificare con strategia e con chiarezza. Ma soprattutto per verificare se quello che sto facendo ha veramente ed onestamente un senso ed un ritorno, marketing parlando. Non sono solo progetti, ma approcci, liste di memo, appunti. Desiderata.

Ecco la mia personale lista di buoni propositi per il 2018.

  1. Leggere di più e leggere meglio. Non è facile ritagliarsi spazio e tempo per leggere. La sera è occupata dalla famiglia, il giorno dal lavoro – e pare sempre che leggere abbia a che fare col cazzeggio. Ma devo considerare invece la lettura come parte integrante della mia professione, sia che si tratti di manuali o libri tecnici che di letteratura pura. Insomma, preparerò la lista anche dei libri da leggere! Prossimo post? Lista dei testi immancabili nel 2018.                                                                                                                                                                                           propositi leggere
  2. Più social e meno fuffa. Allargare i miei social professionali dedicando loro meno tempo ma più qualità. Quindi piano editoriale e tools migliori per velocizzare e migliorare la comunicazione. Voglio espandere la mia presenza ma non il tempo che dedico alla preparazione ed adattamento dei contenuti e formati. Faccio da sola ma posso fare meglio.
  3. Creatività. Di più. E’ un impegno grande, prevede tempo, dedizione, risorse, ricerca. Ma prometto di preparare e pubblicare articoli migliori, più interessanti, più creativi. Lo faccio per me, per mio allenamento. Ma lo faccio anche per chi legge, perchè in fondo se stai leggendo è perchè ti sto dicendo qualcosa di utile ed interessante. Ed è questo il punto più importante.propositi creatività
  4. SEO. Approfondire con corsi e studi. Non basta essere preparati, bisogna essere aggiornati. Ho già un piccolo piano di attività formative da svolgere, spero di poterci dedicare del tempo utile. Serve a me, serve al mio lavoro, serve ad ottenere risultati migliori. E quindi a lavorare meglio. A breve una lista di appuntamenti ed occasioni da non perdere nel 2018.
  5. Prospezione. Quando lavoravo in azienda era la parola magica di ogni commerciale. Nel periodo tra una stagione e l’altra serviva fare prospezione, per gli esseri umani andare a conoscere nuovi clienti, andare a presentarsi, cercare collaborazioni. Ecco, vorrei poter allargare il mio raggio d’azione, mettermi in contatto con altre realtà, espandermi non tanto quantitativamente ma qualitativamente. Non è facile da farsi ma so che lo voglio e lo devo fare. Determinazione, come sempre, e pazienza. Primo passo visita a Pitti Immagine Uomo domani. Pronti? Via! propositi list
  6. Marketing. E’ facile fare marketing per gli altri. Guardare, analizzare, recepire, creare. Ma per se stessi? Urge piano di personal branding (aiuto Skande!) e di marketing personale. Devo mettermi in discussione, a nudo davanti a me stessa, con l’onestà di dichiarare i punti deboli e quelli di forza, per poter migliorare. Pare facile.

Non sono molti punti, anzi direi che sono pochi. Ma ognuno di questi implica impegno ed azione, tempo, dedizione e fatica. Speriamo che il 2018 possa essere astralmente clemente e mi permetta il tempo e la voglia di portare il tutto a termine. Per prima cosa ho realizzato la pagina Facebook di Anita Ponza, e questo è già un buon inizio. Cominciamo!

Ora però voglio sapere cosa ne pensate voi.

Quali sono i vostri buoni propositi, cosa sentite che vi manca nel 2018 e che vorreste tanto realizzare? Quale forza interiore serve trovare per portare a termine i propositi? Se mi scrivete, prometto risposta e soprattutto di darvi una mano, per quanto in mio potere. Buon anno nuovo!

propositi cit

custom made armani

Custom made. Ovvero la tendenza alla personalizzazione di massa.

Una delle parole che definiva il lusso, come abbiamo analizzato qualche tempo fa, è Custom Made, il Su Misura. Buffo che io l’abbia scelto anche per il mio sito. Ma non è a caso, perchè identifica un servizio od un prodotto che si posizionano subito come qualitativi, unici, personalizzati. Esattamente come i testi che redigo e preparo per i miei clienti. Ho copiato, ammetto…

Nella moda il Su Misura/Custom made/Made tu measure/Made to order appartiene soltanto ai marchi più ricercati. Ricercati ma globali. Incoerenza o strategia? Assolutamente la seconda. In qualsiasi città ci si trovi, minimamente avanzata e civilizzata – intendo non nel terzo mondo – le vie dello shopping si somingliano incredibilmente. Vetrine simili, stessi marchi, stessa offerta. Rassicurante per il consumatore. Spaventoso allo stesso tempo. Vincono i brand globali, quelli che sono in grado di offrire prodotti standardizzati, esteticamente piacevoli e qualitativamente infimi (ma questa caratteristica pare non essere importante, anzi, basta guardare la comunicazione Ikea in cui si dichiara in modo sereno che siamo fatti per cambiare).

 custom vetrine

La personalizzazione qui non esiste.

Esiste il sentirsi parte di una comunità, vestirsi allo stesso modo, magari non uguale ma con lo stesso gusto. Partecipare all’esperienza shopping, dimostrarlo con il proprio look.

Ecco allora che il Custom Made diventa una variante curiosa, unica, un elemento di distinzione. A partire dalle semplici T-shirt, come ha fatto Balenciaga – brand di nicchia e ricercato dai più raffinati cultori del fashion – in una interessante strategia di comarketing con Colette. All’interno del concept store si poteva creare da sé una maglietta griffata ma assolutamente unica, con tanto di app e macchina stampante in vista.
Esperimento riuscito a quanto pare, vista anche la copertura mediatica raggiunta: il famoso blog Highsnobiety ha creato un video della performace, mentre il sito stesso di Colette presentava l’happening con comunicazione dedicata.

Questo è un esempio borderline, in cui il prodotto di massa si concede il lusso di un gioco, ironico e macchiavellico,  il pezzo più democratico e cheap per eccellenza diventa unico perchè fatto da sé. Ma sono molti a dedicarsi alla personalizzazione, i primi della lista Nike ad Adidas (le calzature sono icone di moda, e semplici da offrire al gioco del ‘fai da te’).

custom nike

I brand del lusso invece presentano la personalizzazione dei propri prodotti come una possibilità ricercata ed unica di avere un abito griffato realizzato con la perfezione sartoriale che ci si aspetta da un artigiano.

Sono poche le aziende che offrono questo servizio, perchè prevede una linea di produzione dedicata, personale e risorse specifiche che non operano nella procedura standard, ma anzi fanno della loro operatività singolare un valore aggiunto. Ecco quindi che il costo del prodotto finale non può che essere alto. Non ha importanza perchè stiamo parlando di pezzi unici e quindi dedicati ad un pubblico economicamente abbiente. Fendi offre la possibilità di realizzare versioni personalizzate dei propri accessori, e come loro sono molti ad aggiungere alla collezione standard l’opzione del sul misura.

custom fendi

 

Concludo citando l’ultimo articolo di Annamaria Testa, che esamina diversi ambiti di prodotto e soprattutto affronta l’argomento con una prospettiva di business, la mass-customization, come l’opzione che sta divenendo più importante e popolare tra i produttori per il loro – e  nostro – prossimo futuro.